Cosa fare se la tua gestione patrimoniale è in perdita
Apri l’estratto conto, vedi un numero in rosso da mesi e ti vengono due istinti opposti: chiudere tutto, oppure aspettare che torni come prima. Sono le due reazioni più comuni, e sono entrambe automatiche.
Nessuna delle due è una decisione. Una perdita può dipendere semplicemente da una fase negativa dei mercati, e in quel caso ti sarà utile leggere cosa fare quando i mercati crollano. Ma può anche dipendere da come è costruita la gestione, da quanto ti costa e dal fatto che la strategia non sia più adatta a te.
Una precisazione prima di cominciare: noi di Futura SCF non gestiamo patrimoni per conto terzi. Non tocchiamo i tuoi soldi, non avrai mai un mandato da firmarci e i tuoi investimenti restano dove sono, intestati a te. Quello che facciamo è aiutarti a capire se la gestione che hai oggi è ancora quella giusta.
Per capire quale dei due casi è il tuo devi guardare quattro cose: come è investito il tuo patrimonio, quanto rischio ti sei preso, quanto stai pagando e se la strategia serve ancora ai tuoi obiettivi. In questa guida le vediamo una per una, con i numeri.
Cos’è la gestione patrimoniale
La gestione patrimoniale è un servizio di investimento con cui affidi il tuo patrimonio a un intermediario, che lo amministra per tuo conto sulla base di un mandato e del tuo profilo di rischio.
La differenza rispetto a investire per conto proprio è la delega: non scegli tu i singoli strumenti, li sceglie il gestore entro i limiti che avete concordato. Il patrimonio viene investito in un insieme diversificato di strumenti, con l’obiettivo di ottenere un rendimento coerente con il rischio stabilito.
Una gestione patrimoniale non garantisce un rendimento positivo. Il valore del portafoglio può salire o scendere e, in certe fasi di mercato, può registrare perdite importanti. Nessuno può prometterti il contrario, e chi lo fa ti sta dicendo una cosa che non può mantenere.
Come funziona la gestione patrimoniale
Quando sottoscrivi una gestione firmi un mandato: da quel momento il gestore può comprare, vendere e riallocare senza chiederti il permesso ogni volta, purché resti dentro i limiti concordati.
La strategia può essere più o meno prudente, con più o meno azioni. Per questo due gestioni patrimoniali possono avere risultati molto diversi nello stesso identico periodo di mercato.
Quello che devi verificare è la composizione effettiva del portafoglio. Sapere che la tua gestione si chiama “prudente”, “bilanciata” o “dinamica” non ti dice quanto rischio stai davvero correndo: sono nomi commerciali, non misure.
Come vengono tassate le gestioni patrimoniali?
Se sei una persona fisica residente in Italia, la tua gestione segue il regime fiscale del risparmio gestito: il risultato della gestione è assoggettato a un’imposta sostitutiva del 26%.
Il 26% però non si applica a tutto allo stesso modo. La quota di risultato riconducibile a titoli di Stato ed equiparati gode di un trattamento agevolato: quei proventi concorrono al risultato in misura ridotta, così che l’aliquota effettiva scende al 12,5%. È il motivo per cui nel tuo rendiconto non troverai scritto “12,5%” da nessuna parte, è il risultato di un calcolo, non una riga.
Quando valuti quanto ha reso davvero la tua gestione, quindi, non fermarti alla performance lorda: contano composizione del portafoglio, costi e fiscalità insieme. Solo dopo ha senso ragionare su come ribilanciare il portafoglio.
Quanto ti costa davvero una gestione patrimoniale
Il costo dipende dall’intermediario, dal patrimonio e dalla struttura del servizio. Ma il punto non è la commissione che ti hanno detto: è la somma di tutte le voci.
Prendiamo un esempio con numeri tondi. Una commissione di gestione dell’1% annuo, che è un ordine di grandezza realistico, e uno 0,50% di costi degli strumenti presenti nel portafoglio.
| Il tuo patrimonio | Commissione di gestione 1% | Costi degli strumenti 0,50% | Quanto paghi ogni anno |
| 50.000 € | 500 € | 250 € | 750 € |
| 100.000 € | 1.000 € | 500 € | 1.500 € |
| 250.000 € | 2.500 € | 1.250 € | 3.750 € |
| 500.000 € | 5.000 € | 2.500 € | 7.500 € |
Nota una cosa in quella tabella: stai pagando due volte. Una per il servizio di gestione, una per i prodotti che la gestione compra. E i prodotti li sceglie chi guadagna dalla gestione.
È qui che nasce l’equivoco più diffuso in Italia: l’idea che la consulenza della banca sia gratis. La consulenza gratuita non esiste. Se non paghi una parcella, stai pagando comunque, tra costi d’ingresso, di gestione e di uscita si arriva facilmente al 2-3% annuo del capitale. La differenza è che quei costi non ti arrivano come fattura: vengono tolti dal rendimento prima che tu li veda.
Non è un’accusa a nessuno. È il modo in cui funzionano gli incentivi: chi ti propone un prodotto e viene pagato da chi quel prodotto lo produce ha due interessi da conciliare, e non sempre coincidono. Sapere come è fatto il meccanismo ti basta per farti le domande giuste.
Gestione patrimoniale e fondi comuni: le differenze
Gestione patrimoniale e fondo comune sono due modi diversi di delegare. Cambiano la struttura, il livello di personalizzazione e il modo in cui il tuo patrimonio viene amministrato.
| Caratteristica | Gestione patrimoniale | Fondo comune |
| Struttura | Il tuo patrimonio è gestito individualmente, sulla base di un mandato | Il tuo denaro confluisce in un patrimonio comune insieme a quello di altri |
| Personalizzazione | Può essere adattata al tuo profilo e ai tuoi obiettivi | Segue la politica di investimento del fondo, uguale per tutti |
| Chi decide | Il gestore, entro i limiti del tuo mandato | Il gestore del fondo, entro il regolamento del fondo |
| Diversificazione | Dipende dalla strategia scelta per il tuo portafoglio | Dipende dalla politica del fondo |
| Trasparenza dei costi | Devi sommare commissione di gestione e costi degli strumenti | Indicati nella documentazione, ma spesso su più voci |
| Fiscalità | Regime del risparmio gestito | Regime applicabile ai fondi e ai risultati che realizzi |
| Liquidabilità | Dipende dal contratto e dagli strumenti in portafoglio | Dipende dalle regole di sottoscrizione e rimborso |
La differenza che conta davvero è il rapporto fra te e il patrimonio gestito: nella gestione patrimoniale il portafoglio è costruito per te dentro un mandato individuale, nel fondo comune possiedi quote di un patrimonio amministrato collettivamente.
In entrambi i casi, però, vale la stessa regola: costi, rischio, composizione e coerenza con i tuoi obiettivi dicono molto più del rendimento dell’ultimo anno.
Le tipologie di gestione patrimoniale
- Gestione patrimoniale mobiliare (GPM): il patrimonio è investito direttamente in strumenti finanziari, azioni, obbligazioni, ETF, altri titoli. Il gestore compone e modifica il portafoglio entro il mandato.
- Gestione patrimoniale in fondi (GPF): il patrimonio è investito prevalentemente o interamente in fondi comuni, SICAV o altri organismi collettivi. Il gestore sceglie i fondi invece dei singoli titoli, ed è il caso in cui la sovrapposizione di costi pesa di più, perché paghi la gestione e paghi i fondi che la gestione compra.
- Gestione discrezionale: affidi al gestore la facoltà di decidere autonomamente entro i limiti del mandato, senza chiederti l’autorizzazione operazione per operazione.
- Gestione personalizzata: la strategia è costruita sulle tue caratteristiche, patrimonio, obiettivi, orizzonte, propensione al rischio. Quanto sia davvero personalizzata, però, cambia moltissimo da una gestione all’altra: è una cosa da verificare, non da dare per scontata.
Sapere in quale categoria rientra la tua gestione è utile, ma non basta a dirti se è adatta. Per confrontare due soluzioni devi guardare strumenti, costi complessivi, rischio, rendimento netto e condizioni del mandato.
Vantaggi e svantaggi della gestione patrimoniale
Quello che ottieni:
- Deleghi le decisioni. Non devi occuparti di ogni singola operazione, e questo per molte persone vale parecchio.
- Diversificazione. Il patrimonio è distribuito su più strumenti, così non dipendi dall’andamento di un singolo investimento.
- Gestione continuativa. Il portafoglio viene ribilanciato nel tempo senza che tu debba intervenire.
Quello che devi valutare:
- I costi si sommano. Commissione di gestione più costi degli strumenti più eventuali oneri di negoziazione. Sul lungo periodo anche mezzo punto percentuale cambia parecchio il risultato finale.
- Controlli meno. Delegare significa che il portafoglio può cambiare senza che tu sia consultato, entro i limiti del mandato.
- Il rendimento non è garantito. Una gestione professionale non elimina il rischio di perdita.
- La qualità cambia da gestione a gestione. Strategia, costi e personalizzazione non sono mai uguali: vanno verificati caso per caso.
C’è però un punto su cui vale la pena fermarsi, perché è quello che quasi nessuno ti dice: “gestione professionale” non è di per sé un vantaggio. È una promessa, e le promesse si misurano.
Lo studio SPIVA di S&P Dow Jones Indices lo fa da anni, confrontando i fondi a gestione attiva con il loro indice di riferimento. I numeri dell’edizione Europe Year-End 2024: il 98% dei fondi azionari attivi italiani ha fatto peggio del proprio benchmark negli ultimi dieci anni. E nel 2023 il 92% dei fondi azionari europei ha reso meno dell’S&P Europe 350. Puoi consultarli direttamente sul sito di SPIVA.
Non significa che ogni gestione sia inefficiente. Significa che la delega a un professionista va valutata sui risultati e sui costi, non data per buona in partenza. È esattamente quello che stai facendo ora, se sei arrivato fin qui.
La tua gestione è in perdita: cosa guardare prima di decidere
Una gestione può essere in perdita semplicemente perché il valore degli investimenti è sceso. Non vuol dire automaticamente che sia sbagliata, né che tu debba disinvestire. Prima di decidere, verifica sei cose.
- Quanto hai perso? Un −5% e un −30% sono due situazioni che non c’entrano niente l’una con l’altra.
- In quanto tempo? Una perdita durante una correzione dei mercati può essere temporanea. Una performance negativa che dura anni merita un’analisi seria.
- Quanto rischio ti sei preso? La perdita va letta insieme alla composizione del portafoglio e al livello di rischio della strategia.
- Come è andato il mercato nello stesso periodo? Il confronto con un indice coerente ti dice se la perdita dipende dai mercati o dalle scelte di chi gestisce. Senza quel confronto stai giudicando alla cieca.
- Quanto stai pagando? Commissioni alte erodono il rendimento netto anno dopo anno, anche quando il lordo è positivo.
- La strategia è ancora tua? Obiettivi, patrimonio, orizzonte e capacità di sopportare le oscillazioni cambiano nel tempo. Quella firmata cinque anni fa può non essere più la tua.
Il rischio più grande è decidere solo perché vedi un numero negativo. Disinvestire in una fase sfavorevole trasforma una perdita temporanea in una perdita definitiva. Ma tenere una gestione inefficiente sperando di recuperare non è una scelta migliore: è solo la stessa decisione presa al contrario.
La domanda da farsi non è “quando torno in positivo?”, ma: se oggi avessi di nuovo questo capitale da investire, sceglieresti ancora questa gestione? Se la risposta è no, il fatto di essere in perdita non è un buon motivo per restare.
Un’ultima cosa, che sembra un dettaglio e non lo è: quanto spesso guardi il portafoglio cambia le decisioni che prendi. Su questo abbiamo scritto una guida a parte, su ogni quanto controllare gli investimenti.
Una perdita del 10% quanto deve recuperare?
Più di quanto pensi, e il motivo è aritmetico: dopo la perdita il guadagno si calcola su un capitale più piccolo.
Se investi 100.000 € e perdi il 10%, ti restano 90.000 €. Per tornare a 100.000 non ti basta un +10%: ti serve +11,1% sui 90.000 rimasti. E più la perdita cresce, più il divario si allarga.
| Quanto hai perso | Cosa ti resta su 100.000 € | Quanto serve per tornare al punto di partenza |
| 10% | 90.000 € | +11,1% |
| 20% | 80.000 € | +25% |
| 30% | 70.000 € | +42,9% |
| 50% | 50.000 € | +100% |
Questa tabella non ti dice che devi recuperare prima di uscire. Ti dice il contrario: aspettare di tornare al capitale iniziale non può essere l’unico criterio, perché il tempo necessario dipende da quanto è efficiente il portafoglio che hai oggi, non da quanto ci tieni a rivedere quel numero.
Come capire se la tua gestione conviene
Non basta guardare se sei in guadagno o in perdita. Una gestione può essere positiva e costarti troppo rispetto a quello che ti dà, così come può essere in perdita in una fase negativa senza che la strategia sia sbagliata.
- Costi complessivi: quanto paghi ogni anno, sommando commissione di gestione, costi degli strumenti e ogni altro onere. In percentuale e in euro.
- Rendimento netto: quanto ti è rimasto dopo costi e imposte, non quanto ha fatto il portafoglio al lordo.
- Rischio assunto: quali oscillazioni può avere il portafoglio, e se sono compatibili con te. Su questo trovi un approfondimento sui rischi di investire e come ridurli davvero.
- Composizione: in quali strumenti sei investito e quanto sei davvero diversificato.
- Confronto con un benchmark: se il risultato regge il paragone con investimenti comparabili per rischio e composizione.
- Coerenza con i tuoi obiettivi: se la strategia serve ancora all’orizzonte temporale e alla situazione che hai oggi.
Tre domande riassumono tutto: quanto hai guadagnato, quanto è costato guadagnarlo e quanto rischio è servito per farlo. Prese insieme ti dicono il valore reale del servizio. Prese da sole, nessuna delle tre significa niente.
Un consulente serve esattamente a questo. Secondo lo studio Advisor’s Alpha di Vanguard, l’apporto di un consulente può valere fino a +3% annuo di rendimento aggiuntivo, e non perché indovini i mercati, ma per asset allocation, riduzione dei costi, ottimizzazione fiscale e supporto nei momenti in cui saresti tentato di vendere tutto.
Quali sono le migliori gestioni patrimoniali?
Non esiste una gestione migliore in assoluto, e diffida di chi te ne indica una. La soluzione adatta dipende dal tuo patrimonio, dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanto rischio sei disposto a sopportare.
Quello che puoi confrontare sono elementi oggettivi: costi complessivi, composizione, livello di rischio, rendimento netto e benchmark di riferimento. E soprattutto quanto stai pagando in totale, non solo la commissione scritta nel contratto.
Infine: il rendimento passato non garantisce quello futuro. Una classifica dei rendimenti dell’anno scorso non è una guida per l’anno prossimo, e nessuno qui ti dirà il contrario.
Come si disinveste una gestione patrimoniale
Se dopo l’analisi decidi di chiudere, puoi richiedere il disinvestimento secondo le modalità previste dal contratto. Prima di farlo, però, verifica tre cose: eventuali costi di uscita, tempi di liquidazione e conseguenze fiscali.
E soprattutto non trattare il disinvestimento come una decisione isolata. Cosa ne fai poi di quei soldi cambia tutto: lasciarli liquidi, reinvestirli, adottare una strategia diversa sono scelte con conseguenze molto differenti.
Il nostro consiglio, soprattutto se il patrimonio è importante: decidi prima dove vai, poi chiudi. Non il contrario.
L’alternativa: pagare la consulenza invece dei prodotti
C’è un altro modo di farsi seguire, e in Italia è ancora poco conosciuto: la consulenza finanziaria indipendente, o fee only.
Fee only vuol dire una cosa sola, ed è tutta qui: veniamo pagati soltanto da te. Non riceviamo commissioni, retrocessioni o incentivi da banche, fondi o assicurazioni. Nessuno ci paga per consigliarti un prodotto invece di un altro, quindi non abbiamo un prodotto da collocarti.
Da lì discendono due cose che vale la pena dire esplicitamente:
- Non tocchiamo mai i tuoi soldi. Restano sul tuo conto, intestati a te. Noi raccomandiamo, non eseguiamo: non avrai mai un mandato da firmarci.
- Non ti chiederemo mai un patrimonio minimo. Non c’è una soglia sotto la quale non ti parliamo.
Quanto costa, in euro
I nostri preventivi sono pubblici, e li trovi sul sito. Due casi reali, entrambi su un patrimonio da 500.000 €:
| Chi è | Cosa gli serve | Preventivo |
| Filippo, 35 anni, dirigente | Accumulo, vivere di rendita a 50 anni, orizzonte 20 anni | 3.400 € + IVA all’anno |
| Giuseppe, 65 anni, pensionato | Decumulo, integrare la pensione, successione | 4.600 € + IVA all’anno |
Guarda bene quei due numeri: stesso capitale, preventivi diversi. Non è un errore. Il prezzo dipende dalla complessità del tuo caso, non da quanto sei ricco. Un decumulo con una successione da impostare richiede più lavoro di un accumulo lineare, e costa di più. Se fosse una percentuale automatica sul patrimonio, i due preventivi sarebbero identici, e uno dei due sarebbe sbagliato.
Torniamo all’esempio di prima. Su 500.000 €, la gestione patrimoniale della tabella costava 7.500 € l’anno. La nostra parcella per lo stesso patrimonio è 3.400-4.600 € + IVA, e a quella cifra aggiungi il costo degli strumenti che compri tu, che con gli ETF indicizzati è una frazione di quello dei fondi a gestione attiva.
Ma non è lo stesso servizio, e non vogliamo farti credere che lo sia. La gestione patrimoniale comprende anche l’esecuzione delle operazioni, noi no. La differenza vera non è tanto la cifra: è che la nostra parcella la vedi e la paghi con una fattura, mentre i costi di una gestione vengono tolti dal rendimento prima che tu li legga. E che gli strumenti li scegli tu, li paghi tu e restano tuoi.
Un caso concreto
Un nostro cliente aveva 100.000 € nei fondi attivi della sua ex banca. Spostandoli su ETF, in quattro anni è arrivato a 137.280 €, cioè +37,28%. Restando dov’era, con gli stessi mercati, avrebbe avuto 118.430 €.
18.850 € di differenza, senza correre più rischio, solo pagando meno per la stessa esposizione ai mercati. Non è un rendimento che possiamo promettere a nessuno: i mercati fanno quello che fanno. È la dimostrazione di quanto pesano i costi quando li lasci correre per anni.
In sintesi: quando valutare il disinvestimento
Una gestione in perdita non va per forza chiusa, così come una gestione in guadagno non è automaticamente conveniente. Prima di decidere verifica quanto ti è costata, quanto rischio ha assunto, come si è comportata rispetto a un indice coerente e se la strategia è ancora adatta a te.
Spesso il problema non è la perdita in sé: è che il portafoglio è diventato inefficiente rispetto a quello che potresti avere. E quello non lo scopri guardando il segno davanti al numero.
Se hai una gestione patrimoniale in perdita e vuoi capire se tenerla, modificarla o sostituirla, puoi partire da una prima chiamata gratuita e senza impegno. Porta con te il rendiconto: partiamo dai numeri del tuo portafoglio, non da un discorso generico. Non ti venderemo niente, perché non abbiamo niente da venderti.
Domande frequenti sulla gestione patrimoniale
Cosa si intende per gestione patrimoniale?
È un servizio di investimento con cui affidi il tuo patrimonio a un intermediario che lo amministra per tuo conto, sulla base di un mandato. Le decisioni le prende il gestore, entro la strategia e i limiti stabiliti nel contratto.
Quanto costa una gestione patrimoniale?
Dipende dall’intermediario, dal patrimonio e dal tipo di gestione. Una commissione intorno all’1% annuo è un ordine di grandezza realistico, ma va sommata ai costi degli strumenti: su 100.000 € un 1% più uno 0,50% fanno circa 1.500 € l’anno, su 500.000 € circa 7.500 €. Guarda sempre il costo totale, in percentuale e in euro.
Conviene aspettare che la gestione torni in positivo?
Non necessariamente. Essere in perdita rispetto al capitale investito non è da solo un motivo né per uscire né per restare. Quello che conta è se il portafoglio che hai oggi è efficiente: costi, rischio, composizione e coerenza con i tuoi obiettivi.
Quanto rende una gestione patrimoniale?
Non esiste un rendimento standard, e chi te ne promette uno ti sta ingannando. Per valutare la performance devi guardare più anni, i costi sostenuti e il rischio assunto, confrontando il risultato con un benchmark coerente con la strategia.
Che differenza c’è tra una gestione patrimoniale e un consulente indipendente?
Nella gestione patrimoniale firmi un mandato e l’intermediario opera sul tuo patrimonio, guadagnando dal servizio e spesso anche dai prodotti che inserisce. Un consulente fee only come noi viene pagato solo da te, non tocca mai i tuoi soldi e non riceve nulla da banche, fondi o assicurazioni: ti dice cosa fare, le operazioni restano tue.
Serve un patrimonio minimo per parlare con voi?
No. Non c’è una soglia d’ingresso, e la prima chiamata è gratuita e senza impegno.