CALCOLATORE ETF O FONDO PENSIONE:
IN QUALE CONVIENE INVESTIRE?

Conviene investire in ETF o in un Fondo pensione? Usa il calcolatore più completo d’Italia e scoprilo in 2 minuti.
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Inserisci i tuoi dati

Cambia i valori che ti riguardano: tutto il resto si ricalcola mentre scrivi.

Reddito e lavoro

Affitti, redditi diversi… incidono su aliquota marginale e media.
È la percentuale che porta dalla RAL al reddito complessivo, cioè la base su cui si calcolano IRPEF e detrazioni: la quota a tuo carico non forma reddito di lavoro dipendente. Il 9,19% è lo standard del dipendente privato, ma dirigenti, apprendisti e settore pubblico hanno aliquote proprie, e sopra il massimale contributivo la quota effettiva scende. Da autonomo indica qui la percentuale di contributi che deduci.
Se disattivo: nessun TFR, nessuna detrazione da lavoro dipendente, nessun contributo del datore.

Orizzonte temporale

Conta per l'aliquota finale: 15% fino al 15° anno, poi −0,3%/anno fino al 9%.
Serve solo per etichettare il grafico con l'età.

Rendimenti attesi (lordi)

Cosa ti aspetti investendo fuori dal fondo pensione i soldi che ti restano in busta paga.
Determina la rivalutazione del TFR in azienda:

Contribuzione

Percentuale prevista dal tuo contratto collettivo.
Lo ottieni solo aderendo al fondo negoziale e versando almeno il minimo.
Euro all'anno, oltre il minimo contrattuale.
Trattenuto dal datore: riduce il reddito da lavoro dipendente, quindi oltre alla deduzione fa crescere anche la detrazione da lavoro dipendente. Se invece versi con bonifico e deduci in dichiarazione, il reddito complessivo non scende e la detrazione resta uguale.

Posizioni già esistenti

È l'importo su cui valuti il trasferimento al fondo.
Quota già tassata al 17%: esclusa dalla base imponibile finale.

Ipotesi fiscali

5.300 € dal 2026.
20% (12,5% su titoli di Stato).
Scaglioni IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 € · 33% fino a 50.000 € · 43% oltre.
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Cosa ne deriva

Sono i numeri che il modello ricava dai tuoi dati, e su questi poggia tutto quello che segue: se uno non ti torna, correggi l'input che lo genera.

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Le tre decisioni, una per una

Le tre scelte si possono prendere separatamente, quindi vanno valutate separatamente: ogni riquadro isola una sola decisione e confronta i due esiti alla pensione, a parità di soldi che escono dalla tua busta paga. Il confronto va da oggi alla pensione ().

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Come cambia il vantaggio avvicinandosi alla pensione

Facciamo i conti su un aspetto che sfugge quasi sempre: la convenienza del fondo pensione non è la stessa a tutte le età. Per ogni anno sull'asse orizzontale la domanda è una sola: «se versassi in quell'anno, quanto mi troverei in più (o in meno) alla pensione scegliendo il fondo?» In valore assoluto tutte le curve scendono, semplicemente perché resta meno tempo per far crescere i soldi, e questo nasconde il fenomeno interessante. Per questo la scala predefinita è il vantaggio relativo: quanto rende in più il fondo pensione ogni 100 € di esito dell'alternativa. Letta così, la dinamica diventa evidente: lo sconto fiscale del fondo è immediato e non ha bisogno di tempo, mentre il maggior rendimento dell'alternativa ha bisogno di anni per farsi valere.

Anno in cui effettui il versamento (0 è oggi, a destra ci si avvicina alla pensione)
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Quanto ti conviene versare di tasca tua

La contribuzione volontaria non è una scelta tutto-o-niente. I primi euro dedotti valgono la tua aliquota marginale piena, ma la deduzione abbassa il reddito imponibile: superato il confine dello scaglione il risparmio scende, e da un certo importo in poi non basta più a compensare il minor rendimento del fondo pensione. Con un reddito a cavallo fra due aliquote il punto giusto in cui fermarsi non è né zero né il plafond pieno. Qui sotto l'importo che massimizza quello che ti resta netto alla pensione sul versamento di quest'anno, dati i numeri che hai inserito.

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Il quadro complessivo a scadenza

Tutte le scelte attive contemporaneamente, da oggi alla pensione: quanto avresti netto con il fondo pensione contro quanto avresti tenendo il TFR in azienda e investendo per conto tuo la differenza in busta paga.

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Il dettaglio anno per anno

Gli stessi numeri del grafico, in tabella. Ogni riga è un versamento effettuato in quell'anno, valorizzato alla data di pensione.

Apri la tabella anno per anno
Note metodologiche, ipotesi e limiti del modello

Come è costruito il confronto

  • Parità di esborso. Ogni decisione confronta due strade che costano lo stesso in busta paga. Versare 1.000 € nel fondo pensione, con aliquota marginale 33% e addizionali 2,9%, ti costa circa 641 € di netto: l'alternativa investe quei 641 €, non 1.000 €. È il motivo per cui il fondo pensione parte in vantaggio.
  • Rendimenti del fondo pensione. Tassati anno per anno sul NAV (20% per default): il rendimento netto usato è lordo × (1 − 20%). In uscita i rendimenti non sono tassati di nuovo.
  • Tassazione finale del fondo pensione. Si applica solo alla quota di contributi dedotti: 15% fino al 15° anno di partecipazione, poi −0,3% per ogni anno successivo, con floor al 9% (35 anni). Sotto i 5 anni si usa il 23%. La quota eventualmente non dedotta (eccedenza sul plafond) non viene tassata in uscita ma non genera risparmio fiscale in entrata: il modello ne tiene conto.
  • Investimento alternativo. Buy & hold in regime amministrato: nessun prelievo fiscale durante il percorso, 26% sulla plusvalenza alla fine. È l'ipotesi più favorevole all'alternativa.
  • TFR lasciato in azienda. Rivalutazione di legge 1,5% + 75% dell'inflazione, al netto dell'imposta sostitutiva del 17%. In uscita è tassato ad aliquota IRPEF media (tassazione separata), applicata alla quota capitale al netto della rivalutazione già tassata.
  • TFR destinato al fondo. Non è deducibile (è già esentasse alla fonte) e non consuma il plafond, ma in uscita gode dell'aliquota agevolata 15–9% al posto dell'aliquota media IRPEF. È da qui che nasce quasi tutto il vantaggio del conferimento.
  • Detrazioni da lavoro dipendente. Ricalcolate prima e dopo la deduzione: abbassare il reddito complessivo fa crescere la detrazione spettante, quindi l'imposta netta scende più di quanto dica la sola aliquota. Quel maggior importo si somma al risparmio fiscale, e per questo il beneficio effettivo di un euro dedotto supera l'aliquota di scaglione: nella fascia 15.000–28.000 € la detrazione si riduce di 1.190 € ogni 13.000 € di reddito, cioè aggiunge circa 9,2 punti all'aliquota; fra 28.000 e 50.000 € ne aggiunge circa 8,7. Il modello lo calcola separatamente per il contributo minimo e per la contribuzione aggiuntiva. Attenzione però al canale di versamento: la detrazione dipende dal reddito complessivo, che scende solo se il contributo è trattenuto in busta paga (non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente, art. 51 TUIR); il versamento con bonifico dedotto in dichiarazione è invece un onere deducibile (art. 10 TUIR) che abbassa l'imponibile ma non il reddito complessivo, quindi la detrazione non cambia. Il contributo minimo è trattenuto per contratto e ne beneficia sempre; per la contribuzione aggiuntiva il beneficio si attiva con la spunta «Versamento tramite busta paga».
  • Contributi previdenziali e reddito complessivo. La quota contributiva a carico del lavoratore non forma reddito di lavoro dipendente (art. 51 comma 2 lettera a del TUIR), quindi il reddito complessivo su cui poggiano sia l'IRPEF sia le detrazioni è già al netto: non esiste un passaggio «al lordo dei contributi» da cui calcolare le detrazioni. La percentuale è un campo modificabile e vale 9,19% per default, che è lo standard del dipendente privato; dirigenti, apprendisti, settore pubblico e redditi oltre il massimale contributivo hanno quote diverse. Non è un dettaglio cosmetico: sui redditi vicini a una soglia di detrazione (15.000, 28.000, 50.000 €) o di scaglione, un punto di aliquota contributiva sposta la fascia e cambia il risultato.
  • Risparmio fiscale esatto. Calcolato come differenza di IRPEF lorda prima/dopo la deduzione, non moltiplicando per l'aliquota marginale: così il conto resta corretto anche quando la deduzione fa scendere di scaglione.
  • Contributo del datore. Non transita in busta paga e non ha alcun costo per te: entra nel montante del fondo e consuma plafond, ma non genera risparmio IRPEF a tuo favore.
  • Contribuzione volontaria ottimale. Riferita al versamento dell'anno in corso (quindi coerente con il verdetto della contribuzione aggiuntiva, che valuta anch'esso il versamento fatto oggi): cercata per enumerazione fra 0 e lo spazio deducibile residuo (plafond − contributo minimo), massimizzando il montante netto alla pensione. Il vantaggio è lineare a tratti nell'importo, con vertici sui confini di scaglione IRPEF e di detrazione da lavoro dipendente (quest'ultima conta solo se il versamento transita in busta paga): l'ottimo cade su uno di quei vertici, poi viene arrotondato per difetto a 10 € per non sforare né il plafond né lo scaglione. Lo stesso conto è rifatto per ogni anno dell'orizzonte, con il solo tempo residuo a disposizione, e in aggiunta per un piano di versamenti costanti su tutti gli anni (l'importo unico da tenere fisso).
  • Sconto fiscale marginale. Le percentuali «sull'ultimo euro dedotto» sono calcolate per differenza sul risparmio effettivo di un euro in più, quindi includono IRPEF, addizionali e, se il versamento transita in busta paga, il recupero della detrazione da lavoro dipendente: possono perciò superare l'aliquota di scaglione. Il punto in cui l'importo ottimale si ferma viene attribuito alla causa effettiva, scomponendo il calo dello sconto marginale fra la parte IRPEF e la parte detrazione: le due soglie non coincidono, perché la detrazione cambia pendenza anche a 15.000 € dove l'aliquota non si muove.

La scala del grafico

  • Vantaggio relativo % = (esito fondo pensione − esito alternativa) / esito alternativa. Elimina l'effetto puramente meccanico per cui tutto vale meno quando resta meno tempo, e isola la convenienza della scelta.
  • Vantaggio in € = differenza secca fra i due esiti, valorizzati alla data di pensione. Utile per quantificare, non per capire l'andamento nel tempo.
  • La curva del TFR pregresso risponde a una domanda diversa dalle altre: non «quanto versare in quell'anno» ma «cosa succede se rimando il trasferimento a quell'anno». Il confronto è sempre contro lo stesso scenario: TFR che resta in azienda fino alla pensione.

Aggiornamenti normativi recepiti (fonte: knowledge base Futura SCF)

  • IRPEF 2026 (L. 199/2025): secondo scaglione al 33%, non più 35%.
  • Plafond di deducibilità 5.300 € dal 2026 (era 5.164,57 €). Somma contributo proprio e contributo del datore, non il TFR. Per i giovani alla prima occupazione esiste un plafond maggiorato fino a 7.950 €: se applicabile, modificalo nel campo dedicato.
  • Prestazione finale: dal 1/7/2026 la quota erogabile in capitale sale al 60% (rendita minima 40%). Resta la deroga del 70%: se la rendita ottenuta convertendo il 70% del montante è inferiore al 50% dell'assegno sociale annuo (≈ 3.501 €), si può prendere tutto in capitale (soglia indicativa intorno ai 100.000 € per fondo).
  • La soglia si applica per singolo fondo e i montanti di fondi diversi non si sommano.

Cosa il modello non considera

  • Costi. Non sono modellati né l'ISC del fondo né il TER e le commissioni dell'alternativa: si assume che i rendimenti inseriti siano già al netto dei costi. Se confronti un negoziale (ISC molto basso) con un PIP (ISC alto) devi rifletterlo nei rendimenti attesi.
  • Volatilità. I rendimenti sono deterministici e costanti. L'alternativa a rendimento più alto è anche più rischiosa: un confronto puntuale non lo mostra.
  • Carriera. RAL, aliquota e contribuzione sono costanti in termini nominali per tutto l'orizzonte; nessun avanzamento, nessuna interruzione.
  • Capienza delle detrazioni. Le detrazioni non sono limitate all'imposta lorda: sui redditi molto bassi, dove la detrazione già la azzera, il modello attribuisce alla deduzione un risparmio che nella realtà non ci sarebbe. Non sono simulati nemmeno il trattamento integrativo e le altre misure che intervengono su quei redditi. Su quei livelli la contribuzione volontaria va valutata a parte.
  • Il gradino dei 15.000 €. La detrazione da lavoro dipendente non è continua: fino a 15.000 € di reddito vale 1.955 €, appena sopra circa 3.100 €. Portare il reddito sotto quella soglia con la deduzione fa quindi perdere più di 1.100 € di detrazione in un colpo, e in quel caso versare in busta paga può convenire meno che versare con bonifico. Il modello lo rileva, sceglie l'importo ottimale appena sopra la soglia e lo segnala; il gradino esiste nella norma perché su quei redditi intervengono altre misure, che qui non sono modellate.
  • Blocchi M1/M2. Si assume che tutto il montante appartenga al blocco M3 (dal 2007). Con posizioni aperte prima del 2007 la tassazione va calcolata pro-quota.
  • Anticipazioni, RITA, riscatti e il nuovo regime delle rate periodiche (20%→15% dal 2026) non sono simulati.
  • Liquidità e vincoli. Il TFR in azienda e il fondo pensione hanno regole di anticipazione diverse, e il fondo può obbligare alla rendita su una quota. Il valore economico non è l'unico criterio.

Scostamenti rispetto al template Excel di partenza

  • Fiscalità aggiornata al 2026 (33% invece di 35%, plafond 5.300 €, quota capitale 60%, detrazione 1.955 € sotto i 15.000 €).
  • Nel template la tassazione del TFR lasciato in azienda usava in un punto l'aliquota del fondo pensione (13,5%) invece dell'aliquota media IRPEF: qui è sempre l'aliquota media.
  • Il TFR maturando è calcolato come 6,91% della RAL, coerentemente in tutte le sezioni (nel template una sezione lo applicava alla RAL già netta dei contributi INPS).
  • Le detrazioni recuperate grazie alla contribuzione aggiuntiva sono calcolate sulla contribuzione aggiuntiva stessa (nel template veniva riusato il valore del contributo minimo), e solo se il versamento transita in busta paga.
  • Il risparmio fiscale è calcolato per differenza di IRPEF lorda, quindi non serve più l'avviso «attenzione, con la contribuzione passi allo scaglione inferiore»: l'effetto è già dentro i numeri, e la sezione 5 lo mostra esplicitamente indicando dove conviene fermarsi.

VIDEO TUTORIAL

Guarda il video tutorial sul calcolatore per confrontare la convenienza economica tra ETF e Fondo Pensione. 
La prima parte del video illustra pro e contro di entrambe le scelte. La simulazione effettiva inizia al minuto 15:28.

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